La moda degli Anni ’50

Durante i duri anni della guerra, la donna fu costretta a prendere il posto dell’uomo nelle fabbriche e negli uffici.  Per comodità, praticità e austerità, cedette a look maschili che nascondevano e semplificavano le sue curve e la sua femminilità.

La guerra finì e il modo migliore per dimenticarsene fu vestirsi di nuovo!
Abbandonò le uniformi da lavoro, capi larghi e senza forma ed iniziò ad annusare la libertà. Riconquistò il loro posto e, con più forza che mai, tornò ad essere raffinata, elegante, sensuale.

Il suo unico desiderio era quello di riconquistare la sua femminilità.

Christian Dior fu il faro di questa nuova tendenza, il suo New Look assottigliava le linee, rendeva la figura sinuosa. La sua silhouette a clessidra, fatta di ampie gonne e viti sottili spazzò via le miserie del conflitto. La donna si riscoprì frivola e vezzosa con capi di collezioni diversificate che stagionalmente davano vita a nuovi modelli e nuovi trend.

Il progresso nell’industria tessile ampliò la disponibilità dei tessuti. I sintetici e le nuove tinture regalarono ai capi tonalità frizzanti mai conosciute prima.
Contemporaneamente la moda conquistò anche l’editoria: le modelle vennero portate fuori dagli atelier a raccontare storie attorno agli abiti. Le mitiche fashion editor dell’epoca, Carmel Snow e Diana Vreeland, lavoravano a quattro mani con fotografi leggendari, per creare immagini che ancora oggi non smettono di affascinare.


La FEMMINILITA’ si traduceva con colori pastello e stampe floreali, il punto vita era il protagonista indiscusso.

Gli abiti…
Le GONNE erano a ruota o matita.
I PANTALONI consacrati per lo più al tempo libero segnavano la vita e lasciavano scoperta la caviglia.
La BIANCHERIA INTIMA vide tornare il bustino, nominata guêpiere, che contribuiva ad ottenere la silhouette a clessidra. I reggiseni appuntiti, le imbottiture e le cuciture spingevano le forme.
Poi, le sottogonne, retaggio dell’ottocentesca crinolina.

E gli accessori…
Le SCARPE si sviluppavano su tacchi sottili e punte sfilate, erano colorate e sempre abbinate agli abiti.
Le BORSE, da portare a mano o al polso, erano piccole e leziose e in pelle pregiata, in midollino quelle da cocktail arricchite di ogni lustrino.
La BIGIOTTERIA volle stupire con tinte coordinate e fortemente vivaci. Composti in parure completavano la figura con spille, orecchini, collane e bracciali.
I CAPPELLI tornarono come ornamento a tesa larga e cloche per il giorno e  fascinator per le acconciature della sera con fiori, velette ed applicazioni tutt’altro che minimaliste.
Gli OCCHIALI erano colorati, intagliati e luccicanti.

E il viso…
Il TRUCCO usava eyliner per sottolineare l’attaccatura delle ciglia su un incarnato avorio dove l’immancabile rossetto rosso scarlatto si contrapponeva agli ombretti chiari perla e champagne.
I CAPELLI erano medio corti. L’uso di forcine e bigodini durante la notte creava una cascata di meravigliosi boccoli sul viso.
Il NEO che distinse Marylin Monroe veniva replicato da un punto di matita.

E le mani…
I GUANTI ricoprivano le unghie lunghe ed arrotondate perfettamente laccate ed abbinate al rossetto.  Indossati a tutte le ore del giorno e della sera coprivano le mani rovinate dal lavoro e si abbinavano ad ombrelli e stole in pelliccia.

La DONNA tornò ad osare e a riappropriarsi della sua femminilità.
E di questa donna io, profondamente, mi innamorai.

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