Quando iniziai a disegnare le mie collezioni avevo molte intenzioni. La prima era quella di produrre capi comodi che potessero adattarsi un po’ a tutti i corpi, che non segnassero in vita i postumi di una cena abbondante, accogliessero braccia strutturate o segnate dal tempo.
Volevo degli abiti multifunzione, adattabili e da vivere sempre, in ogni occasione o momento della giornata.

La prima soluzione furono delle piccole pinces sulle maniche delle camicette e sulla vita delle gonne, scucibili facilmente.
Provai per me su un vestito giallo e il risultato mi rese felice: potevo scivolarci dentro dopo un’afosa giornata estiva, stare seduta per ore ad un ricevimento senza avvertire il fastidio della stretta e della mancanza di respiro.

E’ una gran gioia poter offrire una comodità alle donne con ogni sfumatura: le eleganti, le romantiche, le vintage, le pin up e anche le più pratiche.

Volevo inoltre combinare nei capi qualità e sostenibilità.
La sostenibilità di 50 anni fa si traduceva con il passaggio di un capo usato da mia cugina Luciana a me e a mia volta passato a mia cugina Cristina.

A questo proposito, conservo il bellissimo ricordo di un cappottino rosa con i bottoni neri che quando fu il momento di lasciare in eredità a Cristina mi fece versare qualche lacrima.

La durabilità del tessuto era indiscussa, poteva vivere decadi essere dismesso e in caso di usura i rammendi erano talmente belli da sembrare ricami e, la mia mamma era un’artista in questo.

Le mie creazioni vogliono essere un souvenir e un omaggio di quell’epoca che muoveva i primi passi verso l’emancipazione femminile e che diede il permesso ai maggiori stilisti dell’epoca di osare come mai in precedenza, dando vita a fenomeni che anche oggi hanno un ruolo di primo piano nel campo della moda.

Mi piace pensare che le mie gonne a ruota, a pois, i cappellini, cinture e guanti siano un modesto contributo a quello che un tempo aiutò a rivoluzionare in maniera indelebile stile ed immaginario.