Viaggio a Parigi e la storia di Chanel n°5

Sono stata a Parigi per qualche giorno e oggi te ne racconto qualcosa. Una compagna di viaggio, dai colori autunnali, mi ha seguita nelle passeggiate: la borsetta giallo ocra si coordinava perfettamente con i monumenti parigini e con il foliage brunito dei grandi viali.

Mi sono persa in quartieri conosciuti, ho comprato un croissant alle 6 della mattina e mangiato a Place Vendôme, la piazza del Ritz, delle boutiques chiccosissime, tra Bulgari, Arpels Van Cleef, Louis Vuitton, Dior e Repossi. Mi sono seduta sul marciapiede davanti a Chanel e sognato per un po’. La vetrina centrale era per due collier luccicanti come i miei occhi alla loro vista su una parete di flaconi del rinomato profumo Chanel n°5, dalla storia bizzarra ma morbida come la sua fragranza.

Chanel n°5, è un profumo fresco che ricorda l’odore del sapone sulle mani. 
Lo stesso odore che aveva la pelle della madre di Coco Chanel, lavandaia della Provenza. 
Quando Mademoiselle Gabrielle decise di creare un profumo per donna sapeva bene cosa voleva: un profumo femminile che odorasse di donna, perché una donna doveva profumare di donna e non di rosa. 

Era l’estate del 1920 e Coco si recò da Ernest Beaux, profumiere sofisticato di origine russa del quale aveva sentito molto parlare, per commissionargli la creazione di un profumo profetico.
Ci vollero due mesi di lavoro prima che Ernest presentasse a Coco a Parigi i dieci campioni, numerati dall’1 al 5 e dal 20 al 24. 
Lei scelse il n°5.
Quella boccetta conteneva il risultato di un errore di laboratorio dove era stata aggiunta una dose eccessiva di aldeide. Un composto organico derivato dalla fermentazione degli zuccheri che ha un sentore molto simile al sapone. 
Da quel giorno, il n°5 sa di donna, della donna di Coco Chanel. 
Poi disse “Lancio la mia collezione il 5 maggio, il quinto mese dell’anno, lascerò che questo numero gli porti fortuna».
Il resto è storia. 

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