La pelle chiara

Parliamo di abbronzatura, e partiamo dal Settecento.
Maria Antonietta, nel XVIII secolo, era emblema di eleganza e sofisticatezza grazie alla sua pelle bianchissima, schiarita ulteriormente da ciprie in polvere, con pomelli rosati, che ora chiamiamo blush.

Qualche secolo più tardi, Coco Chanel lancia la moda dell’abbronzatura, tornando baciata dal sole a Parigi nel 1923 da una vacanza a Juan-les-Pin, in Costa Azzurra. Tutti la imitano, uomini compresi, tornando in ufficio a settembre degli anni successivi super abbronzati. L’abbronzatura diventa così un accessorio e uno status symbol, in quanto manifestazione della possibilità di permettersi una bella e lunga vacanza al mare.

L’abbronzatura quindi per qualche decennio è stata solo un trend.
La pelle diafana è di fatto considerata sinonimo di bellezza e di eleganza. 
Questo candido colore era associato alle nobildonne, che passavano la loro giornata in sontuosi palazzi e che a ogni passeggiata all’aria aperta erano ornate di ombrellini per proteggersi dal sole.
L’abbronzatura, al contrario, è sempre stata sinonimo di povertà: erano abbronzate solo le donne che trascorrevano la loro giornate chine nei campi a lavorare, dall’alba al tramonto.

Così nel tempo si è tramandato questo pensiero comune riguardo alla pelle di porcellana e all’eleganza che porta con sé questo trucco così nuovo, ma al contempo così datato.

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